Viaggio nel tour autunnale - che culmina con i Golden Globes - dell’associazione dei critici americani (TCA) attraverso le novità e le conferme di ABC Disney
TCA WINTER PRESS TOUR 2016 – “The Family” – (ABC/Image Group LA) ALISON PILL, RUPERT GRAVES, FLORIANA LIMA, LIAM JAMES, ZACH GILFORD, MARGOT BINGHAM, ANDREW MCCARTHY

La TV a stelle e strisce si riunisce due volte l’anno in California per il tour dell’organizzazione dei critici americani (TCA), composta da oltre 220 tra giornalisti e reporter statunitensi e canadesi. Il primo appuntamento si svolge a gennaio per due settimane a Pasadena e culmina con la consegna dei Golden Globe. Il secondo ha luogo a Beverly Hills ad agosto e si conclude con la consegna dei TCA Awards. In entrambi i casi produttori, showrunner, sceneggiatori e attori incontrano la stampa per fare un punto sulla programmazione attuale e futura dei vari network, sia major che cable.

MilleCanali era presente al winter tour 2016 di ABC Disney assieme ad un ristretto gruppo di testate estere per raccontare un modello vincente di comunicazione sul piccolo schermo. Il TCA ha sostituito in parte gli IPJ, gli International Press Junket che le produzioni organizzano con la stampa straniera, spesso sui set delle varie serie tv, ed è diventato un barometro del panorama della serialità statunitense. Ogni canale organizza per alcune ore o per una giornata (o più) un incontro (panel) con la stampa americana e in alcuni casi decide di approfondirlo con un ulteriore mini-conferenza per i giornalisti esteri sui titoli di maggior impatto. Per chi si occupa di tv a stelle e strisce ma vive fuori dagli Stati Uniti si tratta di un’opportunità preziosa per analizzare i trend e carpire le novità in arrivo confrontandosi direttamente con i protagonisti, prima che vengano tradotte da un filtro culturale nostrano, portato a decontestualizzarle e, di conseguenza, a snaturarle.

AMERICAN CRIME – (ABC/Ryan Green)

ABC, che manda in onda i Golden Globe, organizza una delle giornate cruciali del TCA. Nel tour autunnale ha affiancato grandi conferme e annunciato nuovi programmi, tutti inediti nei palinsesti italiani. Il ritorno più atteso è ‘American Crime’, drama firmato dal Premio Oscar John Ridley (‘12 anni schiavo’) con il Premio Oscar Timothy Hutton, Felicity Huffman (Desperate Housewives) e Regina King (vincitrice dell’Emmy per il ruolo nella prima stagione). Il secondo capitolo della serie-cult sarà infatti disponibile da aprile in esclusiva su TIMvision, la tv on demand di TIM, ed è stato anticipato dal cast rinnovato e dal gruppo creativo della serie, su un tema piuttosto delicato, ‘la disparità dell’accesso alla cultura’, come spiega il produttore esecutivo Michael J. McDonald. A questa piccola-grande rivoluzione narrativa si affiancano le tre punte di diamante del palinsesto firmato da Shonda Rhimes: ‘Grey’s Anatomy’, ‘Scandal’ e ‘Le regole del delitto perfetto’. Stessa formula, ma nuovi protagonisti, invece, per la stagione due di ‘Secret and lies’: il detective Andrea Cornell (Juliette Lewis) indaga su un nuovo omicidio, questa volta ambientato in città e non più in una sperduta cittadina di provincia. A tutto fantasy, invece, procede ‘Marvel’s Agents of S.H.I.E.L.D.’, primo spin-off tv dell’Universo Marvel giunto alla terza stagione.

‘Criminal Minds: Beyond Borders’ tenta per la seconda volta di generare un nuovo show da una costola della serie-madre con Joe Mantegna, che da oltre un decennio punta i riflettori sui profiler dell’FBI. Stavolta i crimini seriali avvengono fuori dai confini statunitensi e sono affidati al sapiente coordinamento di Jack Garrett interpretato da Gary Sinise, ancora una volta leader di un team investigativo, dopo ‘C.S.I.: New York’. La produzione più ambiziosa, con riprese in corso in Sud Africa, resta la storia biblica di ‘Of Kings and Prophets’ con Ray Winstone nei panni di Re Saul, ma “non scambiatela per una versione senza i draghi de ‘Il trono di spade’, ha precisato l’executive producer Chris Brancato, ‘perché abbiamo scelto un taglio moderno ad un racconto che vive su un immaginario collettivo lungo millenni’, anche se la crew di 5 mila persone può tranquillamente competere con il fantasy HBO.  ‘Nel telefilm – continua – troviamo emozioni e motivazioni forti, con fortissimi colpi di scena. È un cocktail di sesso, potere e violenza senza offrire revisionismo storico, ma constatando che si tratta di una delle prime soap opera al mondo’.

Ha debuttato a marzo negli USA ma non è ancora arrivato sugli schermi del Belpaese, invece, il thriller ‘The family’, che segue il presunto ritorno a casa di un bambino scomparso da più di dieci anni in una cittadina fittizia. Creato da Jenna Bens, una delle sceneggiatrici del team di Shondaland, gioca su segreti e misteri di casa Warner, o come lo descrive lei, ‘uno spaccato della realtà odierna’. Il reboot della pellicola ‘Uncle Buck’ diventa una black comedy con Mike Epps che promette le stesse risate ma in un’ambientazione totalmente differente. Ha infine appena debuttato la sit-com ‘The Real O’Neals’, sulle pittoresche vicende di una famiglia cattolica di Chicago in subbuglio dopo il coming out del figlio sedicenne Kenny (Noah Galvin), ‘proprio come è successo ai miei cari – confessa il regista e produttore Todd Holland – quando ho detto loro di essere gay, anche se in quel caso loro non ci hanno trovato granché di umoristico’.

Un confronto diretto con i protagonisti dell’eccellenza seriale, davanti e dietro la macchina da presa, come quello proposto con ottimi risultati dai tour TCA permette un arricchimento reciproco, uno scambio di idee più che di semplici nozioni e offre una possibilità ancora impensabile nel panorama italiano. I vari tentativi di eventi legati al piccolo schermo, escluse le serate di premiazione, diventano campanilistici tentativi di dimostrare una presunta superiorità invece che palcoscenici di esperienze condivise. In Italia ogni player definisce i propri debutti, ogni produzione isola la comunicazione e ogni canale sempre più spesso preferisce momenti ad hoc piuttosto che eventi corali come i festival. Non si è ancora disposti a condividere i riflettori e ad aprirsi ai vasi comunicanti perché ogni elemento dell’orizzonte televisivo italiano preferisce ancorarsi ancora all’arcaica convinzione di essere un’isola indipendente dal resto dell’offerta anziché un tassello di un quadro ben più ampio.

Anche in casa Starz si alza l’asticella del livello produttivo. Tra gli incontri più interessanti spicca il grande ritorno di ‘Black Sails’ (in Italia le prime due stagioni sono disponibili su TIMvision e la terza è appena stata trasmessa da AXN). Sequel del romanzo ‘L’isola del tesoro’ di Robert Louis Stevenson, la serie – prodotta da Michael Bay e girata in Sud Africa – segue le avventure degli equipaggi nella Golden Age della pirateria a New Providence. ‘Per questo progetto – racconta il creatore Jonathan E. Steinberg – abbiamo avuto più risorse di quante potessimo aspettarcene anche se il nostro intento non è stupire con espedienti grandiosi ma mantenere alta l’attenzione nel raccontare una storia dal potenziale narrativo infinito. Girare in una location tanto esotica aiuta, rende l’idea della distanza e mantiene il ritmo intenso anche resta una sfida enorme dal punto di vista logistico, tanto che sotto il profilo degli effetti speciali a volte sembra perfino un animated show. Situazioni così spettacolari si sono viste di rado in tv e persino al cinema, anche se continuiamo a trattare temi cari alla natura umana, come la politica e la crisi d’identità’. Si cambia tono con ‘Girlfriend’s experience’, tratto dall’omonima pellicola di Steven Soderbergh, sulla doppia vita di Christine Reade (Riley Keough) una studentessa di legge che entra nel giro delle escort. ‘La storia racconta una donna che ha scelto questa professione  – spiega la creatrice Amy Seimetz – ma senza alcuna glorificazione o giudizio. Capisce l’umanità e le contraddizioni della situazione in cui si trova, usa il sesso come comunicazione, forse sembra uno scandalo perché non si vergogna né chiede perdono ma alla fine guarda alla prostituzione come un lavoro. Non scambiate, però, il telefilm, per un manifesto a favore della mercificazione del corpo femminile, non lo è”.