A tu per tu con l’autrice del romanzo “On my skin”, una storia coinvolgente di due anime che non sanno ancora di cercarsi e appartenersi. Un debutto in libreria dal sapore agrodolce e appassionato.

Ogni storia ha il suo principio. E ogni scrittrice inizia con un debutto letterario. È il caso di Alessandra Caputo, che arriva il 12 dicembre in libreria con il romanzo “On My Skin”. La storia è raccontata da due punti di vista, quello di Gabby Sweetie, biologa marina, e di Alex Jonas Hartley, avvocato di successo di New York. Il loro incontro è ambientato a Wilmington, in North Carolina, ed è di quelli che non si dimenticano facilmente, come racconta in quest’intervista l’autrice.
Partiamo da una curiosità: perché ha scelto come cornice proprio questa cittadina americana?
Molte serie, come “Dawson’s Creek”, e film sono ambientati lì, ecco perché avevo in testa quei paesaggi, pur non essendoci mai stata.
Com’è nata invece la passione per la scrittura?
Lavoro come giornalista da oltre vent’anni e dall’età di 16 scrivevo poesie e racconti. In realtà questo non è il primo romanzo che ho scritto, ma il quarto, dopo una trilogia romance che non ho ancora pubblicato.
E da bambina cosa sognava?
A sei anni ho scritto un tema alle elementari in cui dicevo di voler fare la giornalista perché mi piaceva scrivere storie, ho anche partecipato a un paio di concorsi ma senza avere il coraggio, finora, di venire fuori. Poi all’università ho partecipato a un corso di scrittura creativa, ma mi sono fermata per anni, prima del 2022, quando ho trascorso una notte quasi insonne. Mi ronzava nella mente la canzone “Sign of the times” di Harry Styles, che parla di una mamma che lascia un figlio. La mattina dopo mi sono messa a scrivere la prima trilogia, che comunque attinge da una bozza che avevo buttato giù a 18 anni.
Quando le è balenata in mente l’idea di questo racconto?
Avevo in mente il personaggio maschile e sapevo che sarebbe stato alle prese con un doppio evento tragico, ma è una storia di totale fantasia, nata dal bisogno di scriverla, con carta e penna, oltre che attraverso una serie di disegni.
Se ci fosse un adattamento cinematografico chi sceglierebbe come attori? Io vedrei bene Theo James o Ben Barnes, ma anche Zendaya.
Mi sembrerebbe un sogno! Possiamo aggiungere alla lista anche Jacob Elordi e Harry Styles.
E se fossero italiani magari Saul Nanni, Giuseppe Maggio o Gianmarco Saurino?
Ce li vedrei bene, come anche Damiano Gavino, Pilar Fogliati o Carolina Crescentini.
Se dovesse catturare il libro in una sola immagine quale sarebbe?
Io sono partita dal loro incontro, quando lei si è vista osservata in un certo modo. Alex è misterioso, Gabby curiosa.
Una grande importanza ricopre un certo tatuaggio sulla spalla di lui. Lei ne ha?
Ho una fissazione per i tatuaggi, anche se non ne ho nessuno. Da piccola i miei genitori non sarebbero stati d’accordo. E poi l’idea di qualcosa che ti rimane per sempre m’incuriosisce ma non al punto di provare. Ogni volta che ne vedo uno mi chiedo cosa ci sia dietro una scritta o un’immagine, ecco perché volevo metterne addosso uno a lui, che potesse identificare due sguardi. Gabby immagina che quel volto nasconda una donna con cui Alex sta ma si sbaglia di grosso.
Perché ha voluto includere un trauma nella vicenda?
È sempre difficile parlare del senso di perdita, al punto che piangevo mentre lo scrivevo, eppure ci tenevo a raccontare come Alex affronta i suoi demoni e come arrivi a riconoscere un aiuto negli altri. Il dolore, d’altronde, va affrontato e per me è stato un bel viaggio emotivo. Mi piace poi l’idea che non tutti quelli che incontriamo restano per sempre con noi ma a volte servono per un cambiamento o arrivano in un certo momento. Persino una storia importante si può rompere.
Crede nel destino o preferisce pensare agli opposti che si attraggono?
Entrambe le cose, comunque non ci può piacere chi è come noi. I protagonisti della mia storia si sono incontrati in un preciso momento perché ognuno doveva fare qualcosa per l’altro.
La sua Gabby è moderna ma rispecchia anche gli archetipi classici senza tempo. Come la descriverebbe?
È una testarda, moderna, capace di vivere il momento ma anche di farsi tante domande e di non porsi limiti. Strizza l’occhio anche alle eroine di Janes Austen, però, ha carattere, difende a spada tratta le sue passioni e le sue idee. Avremmo tutti bisogno di un’amica come lei nella vita!
Il suo romanzo ricorda per alcuni versi Colleen Hoover e Nicholas Sparks come toni. In Italia ha molto successo il Festival del Romance. È un appuntamento per scrittori emergenti ma anche consolidati. Le piacerebbe partecipare?
Moltissimo perché è un’ottima piattaforma, il modo migliore per farsi conoscere, soprattutto come esordiente e con una piccola casa editrice alle spalle.
Ha avuto un pubblico in mente scrivendo il romanzo?
L’ho immaginato per uomini e donne, non solo trentenni, e magari come regalo sotto l’albero di Natale!
