Solo Ian McKellen poteva paragonare gli X-Men a Shakespeare perchè entrambi i mondi parlano della diversità. I filtri? Non ha idea di cosa siano

Nella carriera non mi fa paura nulla, ma per il resto temo i politici, i soldati, gli stupidi, i bulli (Ian McKellen)

“Sono Gandalf e Magneto, fattene una ragione”: anni fa Ian McKellen ha indossato una t-shirt con questa scritta, a conferma della disinvoltura con cui passa da Shakespeare alla cultura pop, attraverso i due personaggi-icona de Il signore degli anelli e degli X-Men. E lo ha ricordato anche alla Festa del cinema di Roma durante la presentazione del documentario McKellen: Playing the part di Joe Stephenson. Nonostante il più alto riconoscimento della corona (Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico),  due Tony, un Golden Globe e le nomination agli Oscar, il 78enne britannico si considera la persona “meno interessante al mondo”.

La sua è falsa modestia?

Parlare di me stesso per due giorni di fila di fronte alla telecamera è stata la cosa più difficile della mia carriera, non amo raccontarmi e lo trovo noioso.

Gandalf

Il coming out di Kevin Spacey dimostra che l’omosessualità resta un tabù?

A me ha solo fatto bene: sono diventato più sicuro in me stesso, nella vita e sul lavoro. Non avevo più bisogno di baffi finti e parrucche per trasformarmi e raccontare qualcosa sul palco, la verità mi ha reso libero, anche se l’ho capito solo alla soglia dei 50.

Rimpiange non aver figli?
L’omosessualità è stato un reato fino a quando avevo 29 anni. La società mi considerava un “criminale”, mi era proibito fare sesso, figuriamoci pensare ai figli. E poi sono troppo egoista per essere padre, faccio un lavoro che rende tutto possibile, persino volare, perché dovrei voler diventare padre?

Magneto

Certo, ma non vola sul serio…

Molte cose le ho fatte davvero: quando vedi Gandalf su una montagna ne Il signore degli anelli sono io in cima. Mi ci hanno portato con un elicottero, assieme a tre pasti caldi quotidiani. Vedi, gli effetti speciali al cinema non sono molto diversi dal fondale su un palco.

Un ruolo che le ha cambiato la vita?

Quello per cui sono stato scartato a Roma. Avrei dovuto interpretare un bandito siciliano, ma ero troppo british per diventare credibile nella parte. Se mi avessero preso probabilmente oggi non sarei qui.

Pensa mai alla pensione?
No, ho ancora tanta strada da fare anche se ho già interpreto i ruoli più disparati. Forse mi manca il musical, peccato che non sappia cantare.

C’è qualcosa che le fa paura?
Nella carriera nulla, ma per il resto temo i politici, i soldati, gli stupidi, i bulli.

L’articolo è stato pubblicato sul quotidiano nazionale free press “Leggo”, il 2 novembre 2017 (e qui la versione online)