Dalle partite di pallone con Giuliano Gemma e ai regali di Carlo Rambaldi: Jacopo Gubitosi, oggi una delle colonne portanti del Giffoni Film Festival, ci porta dietro le quinte di una famiglia fuori dall’ordinario, votata all’arte e al cinema. Il primogenito del direttore dell’evento campano dedicato ai ragazzi ha trovato la sua strada scegliendo di dedicarsi all’organizzazione culturale ideata dal padre. Ci è nato e cresciuto dentro, certo, ma ha deciso di restarci solo dopo un percorso autonomo di crescita personale e culturale. Per capire chi è oggi questo trentenne pieno di tenacia e inventiva vale la pena ripercorrere con lui i primi passi tra i giganti della settima arte.

Ecco allora la nuova puntata di Giffoni Insider, dopo le interviste a Claudio Gubitosi, Antonia Grimaldi, Tony Guarino, Gianvincenzo Nastasi, Giovanni Brancaccio e Maria Pia Montuori.

Cominciamo con la domanda più “scomoda”. Lei è figlio del fondatore e diretto del festival, Claudio Gubitosi. Che tipo di pressioni ha portato con sé il suo cognome?

Ho sempre pensato che Il mio cognome fosse “scomodo”, un cognome pesante e chi mi conosce può confermare la mia umiltà e trasparenza aziendale, non mi sono mai sentito il figlio dell’ideatore del Giffoni, anzi ho rispettato la naturale gerarchia aziendale, senza mai impormi.

Come direbbe Spider-Man, da grandi poteri derivano grandi responsabilità.

Questo cognome dà non poche responsabiltà, ovviamente ho la consapevolezza della sua importanza e per questo motivo l’ho sempre maneggiato con educazione e rispetto.

Il primo ricordo a Giffoni?

Il mio primo vero ricordo di Giffoni si lega all’attore Giuliano Gemma, eravamo a casa dei miei nonni, da sempre molto gentili ed ospitali, e giocavamo a pallone nel giardino di casa. Io ero l’attaccante e Giuliano il portiere, ovviamente mi faceva fare sempre goal perchè avevo 6 anni.

Ci racconta un po’ la sua famiglia?

Siamo in sei: i nonni materni di 80 anni, Nevio e Rosetta, con cui sono cresciuto. Mamma Alfonsina di anni ne ha 60 ed è sempre stata una figura molto autoritaria ma anche estremamente altruista, il che l’ha portata a fondare un’associazione sociale per aiutare i più bisognosi. Abbiamo un buon rapporto ed insieme condividiamo, quando possibile, anche alcuni progetti. Mia sorella NeviaClaudia, 25 anni, collabora con nostra madre, è una ragazza semplice ma con ottime capacità organizzative.

E poi arriva il papà Claudio, sessantanovenne direttore ed ideatore del Giffoni Experience. Che tipo è dal punto di vista umano?
Un uomo caritatevole e carismatico, da sempre più un fratello/amico che padre. Ci piace viaggiare insieme, condividiamo quasi tutte le stesse passioni, inclusa la pesca.

Quale oggetto fisico conserva in ricordo dei festival vissuti?

Non credo di essere l’unico ad aver conservato tutti i badge ma la vera domanda è: perché? Ecco, amo sfogliare e rivivere tutti i percorsi formativi e lavorativi che ho condiviso con Giffoni e, quando sono particolarmente turbato, entro nello studio di casa, apro il cassetto, tiro fuori il contenitore e li sfoglio soffermandomi per qualche secondo su ognuno di loro, così sono pronto per ripartire ed affrontare nuove sfide.

Badge a parte?
Carlo Rambaldi mi ha regalato una statuetta in ottone di E.T. – L’extraterrestre e io la conservo con una cura mista a devozione.

Lavorare al festival le è sembrato un percorso obbligato? Ha mai pensato di fare altro?

Come tutti i ragazzi di 19 anni, dopo il diploma delle scuole superiori, si sono presentate un turbine di domande e di scelte. Da ragazzi decidere se imboccare una strada piuttosto che un’altra non è gioco, la mia scelta non è stata facile e sicuramente neanche impulsiva. Volevo continuare gli studi universitari fuori dal paese ed andare a vivere in una grande città, perché amo Roma e Milano, ma alla fine ho scelto di andare a studiare a Napoli, per non perdere mai di vista le prospettive future di Giffoni.

Ha mai fatto parte della giuria?

Mai, sin da piccolissimo ho preferito stare sempre dietro le quinte dell’organizzazione e ricordo ancore le corse con l’amico (e ora collega) Antonino Muro per rispondere al telefono fisso negli uffici che allora si trovavano in piazza Umberto I ma anche le fotocopie all’impazzata degli articoli di giornale.

Per chi non avesse familiarità con il suo ruolo, può spiegarci di cosa si occupa oggi?

Sono direttore strategico dell’azienda Giffoni Experience. A 30 anni ho la fortuna e il piacere di poter prendere parte alla scrittura e ramificazione aziendale sul posizionamento internazionale e mondiale del brand “Giffoni”. In pratica il mio lavoro è far riconoscere la holding Giffoni, sui nuovi mercati dei media e new media e della content industry, che sia poi a supporto delle piccole, medie e grandi imprese. Sin da piccolissimo sono stato presente nella famiglia del festival, ricoprendo anno dopo anno diverse mansioni, dalle più disparate fino al ruolo attuale di competenza istituzionale e di grande responsabilità.


Ci fa un esempio pratico?

Durante il resto dell’anno gestisco pianificazioni, collaborazioni, rapporti politici ed istituzionali, formazione scolastica non solo imprenditoriale, rapporti con aziende pubbliche e private, rapporti con major cinematografiche e case di distribuzioni.

Svolge le sue mansioni dal quartier generale del festival?

In realtà per tanti mesi all’anno lavoro fuori azienda, il che mi permette di conoscere nuove tradizioni e culture mondiali, mi dà la possibilità di imparare nuovi linguaggi e i new digital languages.

Durante il festival invece, con il Direttore Gubitosi e il Presidente Rinaldi, il ruolo istituzionale si amplifica. In che modo?

Nello specifico condivido l’agenda istituzionale, una fitta routine giornaliera ricca di conferenze ed attività stampa, talent istituzionali e cinematografici. Si parte dai jurors del Giffoni per proseguire con le masterclass, per chiudere con il Dream Team e le attività collaterali del Dipartimento Innovazione. Il mio dovere è presenziare ad ogni attività messa in programma, dall’inzio alla fine dell’evento, pranzi e cene comprese.

Cosa si intende quando si parla di Coordinatore Team?

Coordino, non solo durante i giorni del festival, una troupe di professionisti sulla scrittura ed ideazione di nuovi format innovativi cinematografici e televisivi, in pratica questo fronte ci vede occupati non solo sull’aspetto televisivo ma anche sulla formazione tecnica. Ogni anno in 10 regioni d’Italia organizziamo con il Distretto Produzione del Giffoni Experience, corsi di formazione scolastica sul cinema innovativo.

Respirando cinema e arte fin da piccolo ha capito molto presto la sua strada.

A 25 anni ho fondato la mia prima società di produzione cinematografica e tv, a 28 una società di distribuzione cinematografica nazionale.  

Quali sono le strategie di sviluppo di Giffoni nei prossimi 2 anni?

Si parte con i progetti formativi nella Multimedia Valley, ossia la nascita di percorsi per formare i giovani sulle competenze dei media e dei new media. Inoltre Multimedia Opportunity sarà anche hub con la possibilità di realizzare ed ospitare eventi dedicati a studenti in format come i movie days, le nostre giornate di cinema che hanno coinvolto in 25 anni 600 mila studenti dalla Regione Campanie e tutte le regioni limitrofe, e tanti altri che porteranno a Giffoni centinaia di migliaia di bambini e ragazzi da tutta Italia.

Oltre alla factory che produce film, ma anche spot, serie tv e prodotti per il mercato dei media e dei new media come app e videogame educativi, si moltiplicano i progetti con istituzioni pubbliche e private, italiane ed internazionali. Quali sono i temi che vi stanno a cuore?
Tutti quelli della contemporaneità, come l’impoverimento culturale, la violenza di genere, la navigazione consapevole in rete, il tutto con partner come Google, Telefono Azzurro,

Save the Children, Miur, Mibac, Regione Campania e molti altri.


E a livello internazionale?
Si tratta non solo di scambi culturali ma di progetti imprenditoriali dedicati alle industrie creative, ai fini di incrementare il nostro PIL regionale e nazionale, ma anche l’ingresso a centinaia di ragazzi sul mercato lavorativo.

Ora esprima un desiderio per il prossimo anno e il traguardo del mezzo secolo. Chi vorrebbe a spegnere con voi le candeline sulla torta del festival?
Innanzitutto Sofia Loren e poi Madonna e Steven Spielberg. Sarebbe un sogno.